Persino Bill Gates e Melinda French hanno divorziato. È possibile continuare a lavorare insieme dopo il divorzio (e come riuscirci)?

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Anche i ricchi piangono? A quanto pare sì. A parte le battute, cerchiamo di capire cosa accade quando due persone che lavorano insieme decidono di separarsi. Partiamo da una coppia super ricca e arriviamo a noi comuni mortali.

Mentre continueremo a lavorare insieme, non crediamo di poter ancora crescere insieme come coppia“. Così hanno cinguettato su Twitter i due ex coniugi. Bill e Melinda Gates hanno costruito nei decenni un impero patrimoniale (basti pensare alla sola Microsoft). E non avendo firmato un contratto prematrimoniale, hanno dovuto trovare un accordo economico sui termini del divorzio.

Nei due giorni successivi alla sigla dell’accordo, Bill ha dato a Melinda la strabiliante somma di 2,5 miliardi di dollari: la divisione dei beni all’interno del divorzio comincia così e ha tutta l’aria di essere una procedura veloce e defilata, senza troppo clamore, come si conviene a uno degli uomini più geniali e ricchi del pianeta.

Tra i beni da spartire, c’è anche la Bill & Melinda Gates Foundation, fondazione di Seattle creata nel 2000. Si tratta di una delle più grandi e floride organizzazioni di beneficenza del mondo, per la salute pubblica, l’istruzione e il cambiamento climatico. Anche su questo tema, Bill e Melinda sono stati esemplari, e hanno trovato un accordo: rimarranno co-presidenti e amministratori della fondazione, proseguendo nella realizzazione degli scopi della stessa.

Questa notizia di gossip, ci offre allora lo spunto per parlare di un tema che mi è capitato di trattare nella mia esperienza in campo di diritto di famiglia e che sento molto affine; anche io, infatti, lavoro con mio marito ; )

Quando due coniugi lavorano insieme e si separano, cosa succede all’azienda, all’impresa o allo studio professionale?

L’impresa familiare, dopo la separazione o il divorzio.

Come sappiamo, la separazione dei coniugi produce effetti anche sui rapporti economici in essere tra gli stessi.

L’impresa familiare viene disciplinata dall’Art. 230 bis c.c. e ha le sue basi sul rapporto e sul legame familiare. Gli elementi costitutivi dell’impresa familiare sono l’esistenza di un rapporto di coniugio con il titolare dell’impresa e la prestazione in modo continuativo di attività di lavoro nella famiglia o nell’impresa familiare. Dunque, il familiare che presta con costanza la propria opera, ha diritto al mantenimento in relazione alla condizione patrimoniale della famiglia e partecipa agli utili dell’impresa, ai beni acquistati con essi, nonché agli incrementi dell’azienda.

La Legge prevede che l’impresa familiare possa cessare per diversi motivi: morte dell’imprenditore, l’esclusione o il recesso del partecipante; nulla però dispone sugli effetti della separazione sull’impresa familiare. Dottrina e Giurisprudenza hanno così prospettato molteplici soluzioni, non sempre concordanti.

La dottrina maggioritaria sostiene che a seguito di separazione personale non vi sia in automatico la cessazione del rapporto di impresa familiare: occorre che il coniuge che non intende più prestare la propria attività lavorativa eserciti il diritto di recesso dall’impresa familiare, con diritto ad essere liquidato. Infatti, la citata norma prescrive che “il diritto di partecipazione può essere liquidato in denaro alla cessazione, per qualsiasi causa, della prestazione del lavoro”.

Nulla vieta, tuttavia, soprattutto nei casi di separazione consensuale e serena, che i coniugi separati possano continuare a prestare la propria opera all’interno dell’impresa, di fatto continuando a lavorare fianco a fianco.

Altri orientamenti, invece, ritengono che la separazione, pur non incidendo sullo status di coniuge, incide sullo status di famiglia seguito della disgregazione della comunione di vita e quindi di lavoro, che caratterizza l’impresa familiare. Per questo motivo, si è sostenuto che l’impresa familiare verrebbe meno con il primo provvedimento del Presidente del Tribunale in tema di separazione.

Ma supponendo che la coppia divorziata o separata intenda comunque continuare a lavorare insieme, come è possibile far sì che ciò funzioni?

Il divorzio se si lavora con il proprio partner: 5 consigli per sopravvivere.

Quando si lavora insieme si crea una sovrapposizione tra due sfere di vita diverse e complesse da un punto di vista emotivo, relazionale e materiale, nelle quali ciascuno riversa i propri valori e aspettative; è dunque assai frequente (e normale) che i due ambiti possono alla lunga scontrarsi.

Nel momento in cui si verifica una separazione, la situazione ovviamente si complica, e non è sempre possibile scegliere ciò che ci fa stare meglio, per motivi finanziari, o anche per l’orgoglio di aver trascorso anni di sudore, impegno, sacrifici, vittorie e soddisfazioni nell’impresa di famiglia.

Per questi motivi, nella mia esperienza professionale ho trovato utile, accanto all’assistenza tecnico-giuridica,  fornire ai miei assistiti i seguenti 5 importanti consigli, su come sopravvivere al divorzio quando si continua a lavorare insieme:

  1. Stabilisci in modo chiaro i rispettivi ruoli e suddividi i compiti in modo sostenibile e non impositivo;
  2. Chiarisci, fin da subito, quali sono i parametri in base ai quali ripartire i ricavi del lavoro, e le relative spese;
  3. Offri ed esigi rispetto: non prenderti libertà che in un altro posto di lavoro non ti prenderesti;
  4. Non portare sul luogo di lavoro i litigi e le recriminazioni personali derivanti dalla separazione. È fondamentale dare vita ad un ambiente sereno e impermeabile, quanto più positivo possibile;
  5. Comunicare, comunicare, comunicare: nel non detto si annida il problema, quindi massima disponibilità al confronto, se su tematiche pertinenti al lavoro ed alla sua gestione.

Ovviamente ogni caso è unico e deve essere trattato con estrema delicatezza. Se vuoi, Ti aspetto per approfondire!

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